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La civiltà neolitica di Çatal Hüyük
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La civilización neolítica de Çatal Hüyük

L’archeologia tradizionale fa coincidere l’inizio della cosidetta civiltà, con il dominio dei Sumeri, a partire da circa 3000 anni prima di Cristo. Di solito uno degli argomenti a supporto di tale tesi è l’utilizzo della scrittura cuneiforme.
In realtà questo tipo di scrittura è stato il risultato di una lenta evoluzione, che, dalla rappresentazione pittografica, ha portato a sviluppare un nuovo modo di esprimere concetti, idee e suoni.
Circa 5000 anni prima dei Sumeri, già esisteva una rete di centri abitati, le più antiche città post-diluviane, che si estendeva dall’attuale Giordania alla moderna Turchia.
La più antica di queste città fu Jericó (situata nell'odierno terrirorio Palestinese), la cui fondazione risale addirittura al 9000 a.C., luogo d’irradiamento della cultura natufiana.
Nella rete di queste città neolitiche del Medio Oriente ci fu anche Mureybet, situata nel nord della Siria, ma la più grande e la più importante fu Çatal Huyuk, la cui fondazione risale al 7000 a.C.
Quest’ultima fu costruita nell’attuale Turchia, nella fertile pianura di Konia, nelle vicinanze del fiume Carsamba.
Un’equipe di archeologi studiarono il sito di Çatal Huyuk a partire dal 1961 e, sucessivamente, con l’aiuto di 25 datazioni al radiocarbonio, dimostrarono che la cittadella fu abitata ininterrottamente per ben 2500 anni, dal 7000 a.C. fino al 5500 a.C.
La concezione archeologica tradizionale considera la neolitica una società ugualitaria, non differenziata, ovvero dove ogni individuo aveva più o meno gli stessi compiti.
Lo studio approfondito della cittadella di Çatal Huyuk però, dimostra che le strutture fondamentali delle società mesopotamiche del terzo millennio a.C. non differiscono molto dalla società di Çatal Huyuk del 7 millennio a.C.
In entrambi i casi si verifica che vi sono sepolcri adornati e raffinati e altri modesti, abitazioni residenziali e altre destínate al culto. Le due società sono entrambe basate sull’agricoltura (frumento e orzo), sull’allevamento di bovini e sul commercio con le città facenti parte della stessa rete.
Entrambe hanno mura difensive e una classe guerriera il cui compito è conquistare, sottomettere e imporre tributi ai popoli non alleati.
Le uniche differenze con le società mesopotamiche furono l’uso della scrittura e il differente utilizzo dei metalli.
A Çatal Huyuk finora non sono state trovate tracce di scrittura, inoltre si utilizzava il rame, ma non il bronzo, che fu adottato più in seguito.
Dal punto di vista architettonico si deve considerare che nella cittadella di Çatal Huyuk non esistevano strade. Ogni unità abitativa era addossata alla sucessiva. Di solito l’illuminazione era garantita da finestre situate nella parte più alta delle pareti. Ogni abitazione aveva altezza diversa dalle altre contigue, e per spostarsi gli abitanti utilizzavano scale di legno e camminavano sui tetti.
Il muro di contenzione esterno fungeva per proteggere la città dagli attacchi dei nemici e da eventuali innondazioni, ma non era separato dalla città, costituiva invece il limite delle abitazioni private.
Ogni abitazione era formata da un grande stanzone che veniva a sua volta diviso in una zona per la cucina e in una zona letto.
I morti venivano inumati al di sotto di piattaforme che di solito venivano utilizzate come basi per dormire.
Considerando che a Çatal Huyuk vi era un totale di 1000 unità abitative, si può affermare che la popolazione totale assommava a circa 7000 persone.
La dieta del popolo di Çatal Huyuk era abbondante e varia. Alla base dell’alimentazione vi era la carne di manzo, ma anche i caprini e gli ovini non mancavano. Inoltre sono state trovate tracce di orzo e di frumento, noci, uva, pistacchio e mele.
A Çatal Huyuk si utilizzavano molti strumenti con materiali non presenti nella zona, come per esempio l’ossidiana, solo rintracciabile ad Accigol, circa 200 km a nord-est.
Tutto ciò fa intendere che ci fu un notevole commercio con le città facenti parte della stessa rete. Probabilmente l’ossidiana (utile per le punte di frecce), e altri oggetti venivano scambiati con degli alimenti, che a Çatal Huyuk erano abbondanti.
La cittedella però non era solo un centro commerciale, ma anche un polo religioso. Nei santuari, la cui configurazione non è diversa dalle abitazioni convenzionali, sono state trovate statuette della Dea della fertilità, sepolcri più ricchi ed adornati, pitture murali e bassorilievi in gesso.
Le figura più rappresentata è di solito la Dea madre, il corpulento símbolo della fertilità, nell’atto di partorire un toro o un ovino.
Il toro era il simbolo maschile, che non veniva mai rappresentato sotto forma umana.
Per quanto riguarda le inumazioni, che come già accennato, avvenivano al di sotto delle piattaforme utilizzate come basi per i letti, si deve considerare che, probabilmente, venivano seppelliti gli scheletri dei defunti, già privati delle parti molli, soggette a putrefazione.
Si è giunti a tali conclusioni perchè si sono trovati molti tessuti presso i resti ossei, ed è altamente improbabile che un tessuto si conservi presso un corpo in decomposizione. Siccome inoltre in varie pitture murali si distinguono chiaramente degli avvoltoi che divorano dei cadaveri senza testa, si può pensare che la pratica della disincarnazione fosse un episodio normale nel complesso rituale funebre.
Nei sepolcri più riccamente adornati, si trovarono, accanto agli scheletri di donne, specchi di ossidiana e vari oggetti in rame; mentre accanto agli scheletri di uomini si sono trovate armi di osso, di pietre e resti di pelli di grandi felini utilizzate spesso nei rituali mistici più importanti.
Questa tradizione di seppellire i morti nella stessa unità abitativa dove si vive e lavora è tipica di molte cultura neolitiche, anche del Nuovo Mondo, per esempio si riscontra nella cultura pre-incaica di Marcahuasi (Perú).
Alcuni studi di antropologia morfologica hanno dimostrato che la statura media era di 170 cm per gli uomini e 155 cm per le donne, mentre l'aspettativa di vita era di circa 30 anni.
Che idioma parlavano gli abitanti di Çatal Huyuk?
Secondo la teoria del 1903 del linguista danese Holger Pedersen, il nostratico fu la lingua anti-diluviana più diffusa in Medio Oriente a partire dagli 80 millenni or sono. Dal nostratico si originarono vari ceppi linguistici: dravidico, altaico, uralico, afroasiatico e indo-europeo, quest’ultimo intorno ai 12 millenni or sono.
Nel 1987 l’archeologo Colin Renfrew ha avanzato l’ipotesi che il proto indo-europeo si sia evoluto dal nostratico tra gli agricoltori neolitici del Medio Oriente.
Questa tesi è complementare con quella della studiosa Gimbutas, che individuò le steppe del Kuban (attuali Russia meridionale e Kazakhstan occidentale), come il centro d’irraggiamento della lingua indoeuropea.
Secondo l’illustre genetista italiano Luigi Luca Cavalli Sforza i popoli della steppa del Kuban del 3000 a.C. (che diedero origine all’espansione ariana in India e a varie espansioni verso l’Europa), furono con ogni probabilità discendenti dei neolitici del Medio Oriente.
Secondo queste tesi dunque, i neolitici di Çatal Huyuk parlavano un evoluzione del nostratico, ovvero un proto indo-europeo.

YURI LEVERATTO
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