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La civiltà dei Maya
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La civilzación Maya

I Maya, che avevano formato un’unità culturale estesa dalla penisola dello Yucatan fino all’attuale Nicaragua, si erano organizzati in “città stato”, in un modo simile a ciò che accadde in Grecia nel IV secolo prima di Cristo. Nel loro periodo classico, dal III al X secolo dell’era di Cristo, varie città, avevano raggiunto un alto grado di sviluppo scientifico e organizzativo, ma non si erano mai confederate per formare un regno unitario.
Secondo alcuni studiosi, la cultura Maya, si originò a partire da un millennio prima di Cristo da culture pre-esistenti, che ebbero origine nelle alte terre dell'attuale Guatemala.
Le prime iscrizioni conosciute sono incise in una stele di Chapa de Corzo (Guatemala), e risalgono al 9 dicembre del 36 a.C. (secondo il calendario cristiano). Molti elementi artistici riconducono allo stile Izapan, che fiorì nel sud del Guatemala verso l’inizio dell’era cristiana. In effetti la scrittura e il complicato calendario ciclico erano già utilizzati nella cultura di Izapa molti secoli prima che apparissero nelle terre basse dello Yucatan.
Intorno al 300 d.C. Le alte terre guatemalteche entrarono in declino e furono abbandonate. Alcuni studiosi, come per esempio l’archeologa Betty Meggers, pensano che la cultura Maya si sai originata proprio da queste etnie mesoamericane, come la Izapa.
Durante questo periodo (detto preclassico), i Maya edificarono alcuni centri monumentali quali Nakbé, El Mirador, Cival e San Bartolo.
Durante il periodo classico, dal 320d.C. AL 987 d.C, fiorirono i centri cerimoniali di Tikal e Uaxactun, Palenque e Bonapak, Usamacinta e Copan.
Le sei piramidi di Tikal sono le strutture Maya più elevate (la più alta raggiunge i 70 metri d’altezza). Si può immaginare lo scenario impressionante che queste costruzioni devono aver ispirato nella popolazione Maya. Queste piramidi erano dei centri catalizzatori, proprio come lo erano le cattedrali europee durante il medio-evo. Intorno ad esse si scambiavano i prodotti agricoli, e si raccontavano le notizie del giorno.
Nel periodo successivo, detto post-classico, si nota una persistente influenza della cultura tolteca nella zona abitata dai Maya.
La struttura sociale dei Maya si distingueva in cinque classi: il re con la sua elite, i sacerdoti, i guerrieri, il popolo e gli schiavi.
La classe dominante impressionava il popolo con la costruzione di grandiosi edifici che ancora oggi possono essere ammirati nello Yucatan.
Il re viveva in un mondo separato dagli altri uomini. Si pensava fosse molto vicino al mondo degli spiriti o al regno della metafisica e si credeva potesse fare da tramite tra i due mondi, il terreno e l’etereo.
In alcuni affreschi viene rappresentato seduto in un trono lussuoso e coperto da una pelle di giaguaro, ricevendo i suoi sudditi. Quest’ultimi s’inginocchiano davanti a lui, offrondogli dei vasi di terracotta stracolmi di chicchi di cacao.
In alcune occasioni gli alti dignitari decidevano di scolpire dei monumenti di pietra nei quali rappresentavano varie attività della vita reale: l’ascesa al trono, la celebrazione di un sacrificio umano, o una rappresentazione folclorica. Queste sculture sono spesso arricchite di iscrizioni geroglifiche (solo in parte decifrate), che descrivono la storia della civiltà Maya, i fatti politici, e la vita del sovrano della città.
Nelle città stato Maya sono state incontrate anche meravigliose pitture policrome, per esempio negli affreschi di Bonampak, dove vi sono rappresentazioni di feste, battaglie, cattura di prigionieri e sacrifici umani.
Un’altra importante fonte di accesso alla conoscenza della cultura Maya sono le statuette di argilla, trovate a Jaina, um isola della costa caraibica. Queste statuine, che venivano interrate con i defunti, possono rivelare molto della vita quotidiana del periodo classico, perché rappresentano i personaggi con i loro abiti tipici. I Maya solevano adornare parte del loro corpo: si limavano i denti dando loro una forma aguzza o vi infiltravano delle gemme di giada. Si tatuavano e si modificavano la forma del cranio, applicando delle strette bende alla testa dei bambini destinati a ricoprire, nella loro vita futura, incarichi di prestigio.
Il sovrano si vestiva in modo sontuoso, appariscente: i suoi abiti erani impreziositi di giada, ossidiana e conchiglie marine. Inoltre faceva largo uso di piume di queztal, un passero tropicale dalle piume verdi e azzurre. I guerrieri si occupavano di conquistare altre città, catturare i prigionieri, e far pagare i tributi alle popolazioni soggiogate. Di solito essi vengono rapparesentati con i capelli lunghi, per far intendere che non temevano i nemici (se catturati infatti, i prigionieri venivano legati per i capelli).
L’economia Maya era basata principalmente sull’agricoltura. Si coltivavano mais, cacao e fibre tessili.
Le classi superiori avevano accesso alle arti e alle scienze. Tra le altre, erano sviluppate scrittura, astronomia, cronologia e divinazione. Le loro conoscenze astronomiche erano forse più profonde di quelle sviluppate dagli aztechi, nei secoli successivi. Facevano calcoli precisi su eclissi, equinozi e solstizi. Le osservazioni dei pianeti erano relazionate a cronologia e astrologia. Queste conquiste scientifiche furono possibili anche perché si era sviluppata una solida base matematica. L’aritmetica si basava su un sistema vigesimale e includeva lo zero, che veniva rappresentato con un segno speciale.
Si può parlare di preistoria per i Maya?
In realtà nel VIII secolo d..C. avevano il calendorio più preciso del mondo, utilizzavano la scittura e il concetto di zero era a loro familiare.
Tenevano in grande considerazione la cronologia. Avevano creato un calendario, basato su vari sistemi che venivano utilizzati contemporaneamente. Vi era un ciclo sacro di 260 giorni (Tsolk’in) e uno comune solare di 365 (Haab). Inoltre vi era il cosidetto lungo computo del tempo, che indicava il numero delle ere dalla creazione del mondo.
Il cosidetto calendario sacro Tsolk’in era alla base del complicato sitema di misurazione del tempo dei Maya. Si divideva in venti segni (glifos), come la somma delle dita di mani e piedi.
Il numero venti è contenuto 13 volte nel 260, la durata del calendario lunare (29 cicli).
L’origine di questo calendario è sconosciuta.
In effetti esso non ha relazioni con cicli astronomici o geologici. Alcuni studiosi lo hanno relazionato con il tempo della gestazione umana, altri con la durata della rivoluzione del pianeta Venere, che aveva una grande importanza tra le culture meso-americane.
Il lungo computo, che indicava il numero delle ere dalla creazione del mondo era suddiviso in cicli di 5125 anni. Secondo la cosmogonia Maya, si credeva che il mondo fosse stato creato e distrutto varie volte, seguendo una concezione ciclica.
In alcuni petroglifi Maya, incontrati presso i resti delle città di Quiriguá e Cobá, il termine della presente era cosmogonica viene indicato nel 21 dicembre 2012.
Bisogna considerare però che i Maya, quando indicavano la fine di un era, non necessariamente si riferivano alla fine del mondo, e in ogni caso queste profezie erano riservate alla loro cultura, non al mondo attuale, dove le variabili ambientali e socio-culturali sono completamente diverse.
Questo popolo si distinse anche nell’architettura e nella scrittura. I templi dedicati ai culti sacerdotali erano edificati su piramidi tronche, come quelle che si possono visitare ancora oggi a Tikal.
La scrittura Maya, solo nei tempi moderni parzialmente decifrata, venne applicata all’astronomia e all’elaborazione dei culti esoterici. E’ stata definita geroglifica per la sua somiglianza estetica com la scrittura egizia, ma in realtà era più simile alla forma di scrittura utilizzata dai giapponesi, in quanto logogrammica, ovvero complementata da segni sillabici.
I segni, ideogrammi stilizzati, erano utilizzati per rappresentare un’idea e un fonema (sillaba).
La cultura Maya cessò di evolversi nel X secolo dell’era cristiana. I centri religiosi di Tikal, Peten e Usumacinta furono stranamente abbandonati. Al momento non esiste una chiara spiegazione della causa di questa misteriosa involuzione. È possibile che ci sia stata una rivolta del popolo contro l’aristocrazia sacerdotale che lo sfruttava o forse l’invasione di popoli esterni.
Altri studiosi, come per esempio l’archeologa statunitense Meggers, sostengono che la civiltà Maya entrò in decadenza perché i suoli furono sfruttati eccessivamente, cessando così di essere fertili. Il deficit alimentare causò l’aumento generalizzato di malattie e disordini, che culminarono in carestie e nell’abbandono della zona.
Questa opzione, che a mio parere risulta essere la più credibile, dovrebbe essere considerata molto attentamente dalla civiltà attuale, che rischia di avvicinarsi pericolosamente a un periodo di scarsità alimentare nel quale solo le classi agiate avranno accesso alle risorse alimentari ed energetiche, mentre la grande maggioranza della popolazione umana potrebbe soccombere.

YURI LEVERATTO
Copyright 2009

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