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Viaggio nel Rio Urubamba (+ Video)
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Viaje por el Río Urubamba (+ Videos)

Il dipartimento di Cusco è per grandezza, il quinto del Perú. Esteso quasi 72.000 chilometri quadrati (più di 3 volte la Lombardia), presenta un’incredibile varietà di paesaggi ed ecositemi.
Si va dai 6384 metri sul livello del mare del Cerro Ausangate (clima polare andino), fino ai 400 metri sul livello del mare della selva bassa amazzonica del Rio Urubamba (foresta pluviale tropicale).
Una delle zone più interessanti dal punto di vista naturalistico dell’intero dipartimento è la valle del Rio Urubamba, fiume lungo circa 725 chilometri.
L’Urubamba, che nel suo primo tratto viene denominato Vilcanota, confluisce con il Rio Tambo (braccio principale del Rio delle Amazzoni), presso la cittadina di Atalaya (nel dipartimento di Ucayali). Da quel punto il corso d’acqua, viene denominato ufficialmente Rio Ucayali.
Il mio viaggio per il basso Urubamba ha avuto inizio al Cusco, la capitale del dipartimento, antica capitale degli Incas. Con il mio amico Fernando ci siamo imbarcati su un van Hyundai dove prendono posto 11 passeggeri. Dopo aver percorso l’altopiano oltre Chinchero, siamo scesi nella valle del Vilcanota (Rio Urubamba), proprio presso la cittadina di Urubamba.
Dopo circa venti minuti si giunge a Ollantaytambo, paese celebre per le sue stupefacenti rovine antiche.
Quindi la nostra Hyundai lascia nuovamente la valle del Vilcanota per inerpicarsi fino ai 4300 metri s.l.d.m. del Cerro Malaga.
Una volta oltre il passo, ci immergiamo nella cosidetta “neblina”, che ci accompagna per circa mezz’ora, fino a quando si scende sui 3000 mt s.l.d.m.
Ad un tratto finisce la strada asfaltata e ci ritroviamo avvolti da una persistente nube di polvere. In circa 6 ore di tragitto si giunge a Quillabamba, la seconda città del dipartimento del Cusco (circa 110.000 abitanti).
Quillabamba si trova nuovamente sulle sponde del Rio Vilcanota, che poco più a valle viene denominato ufficialmente Rio Urubamba.
Essendo situata a 1050 metri s.l.d.m. Quillabamba gode di un clima mite. Vi si produce coca, caffè, cacao e frutta tropicale: manghi granadilla, achiote (bixa orellana), limero (citrus aurantifolia).
Abbiamo dormito in un hospedaje (piccolo hotel) e il giorno seguente ci sismo svegliati prima dell’alba per poter imbarcarci su una “buseta” con destinazione Ivochote.
In Perú la maggioranza delle imprese di trasporto attendono che il mezzo si riempia all’inverosimile prima di partire, in modo da poter viaggiare con un buon margine di guadagno. Mentre le ragazze incaricate di “riempire” il furgone gridavano incesantemente “Quepa Ivo! Quepa Ivo!” (ovvero: c’è ancora posto per Ivochote!), io e Fernando iniziavamo a pensare che forse avremmo potuto dormire una mezz’oretta di più. 

 

Finalmente verso le 6 si parte, e il furgone, stipato di viandanti, ha iniziato a percorrere una specie di viottolo angusto e polveroso lungo la valle dell’Urubamba, attraverso una strada sterrata molto accidentata, a strapiombo su profondi burroni.
In circa 8 ore di viaggio scomodissimo siamo giunti a Ivochote, luogo da dove ci s’imbarca su imbarcazioni a motore per viaggiare lungo il fiume.
In realtà la strada sterrata continua, ma è difícilmente percorribile e, nei villaggi più a valle non vi sono né hospedaje né ristoranti.
Ivochote è un paesello di circa 2000 abitanti, abbastanza ordinato e pulito, situato a circa 600 metri s.l.d.m. Nelle trattorie si può degustare dell’ottimo pesce: bagre, doncella, gamitama.
L’indomani mattina ci siamo imbarcati in una lancia a motore e abbiamo iniziato la discesa lungo il Rio Urubamba. La vegetazione, sempre più lussureggiante, ci indicava che eravamo ormai nell’ecosistema chiamato “ceja de selva” ovvero “selva tropicale alta” (da 1000 a 400 metri s.l.d.m.), dove la temperatura (che di giorno può raggiungere i 35 gradi, non scende mai sotto i 15 gradi, e la pluviosità è altissima.
In circa 2 ore di discesa lungo rapide e zone di fiume più tranquille, giungiamo finalmente al cosidetto “Pongo de Mainique”.
Il Pongo, (dal quechua Punku, porta) è uno stretto canyon dove il Rio Urubamba è largo non più di venti metri e dove la corrente è fortissima.
Dopo aver passato il Pongo (lungo circa 3 chilometri), la valle si apre e l’orizzonte si perde all’infinito.
Dopo circa 20 minuti di navigazione siamo giunti al villaggio di Quitaparaya, non lontano dal luogo dove il Rio Ticumpinea sbocca nell’Urubamba. In quell’abitato, dopo aver conosciuto alcuni paesani, abbiamo montato la tenda e abbiamo pernottato.
Durante la notte si è scatenato un diluvio, talmente forte che abbiamo temuto che si inondasse completamente il prato dove avevamo montato la tenda. Per fortuna ciò non è accaduto, e l’indomani il cielo era nuevamente terso, mentre il sole scottava sulla pelle già dalle sette del mattino.
Abbiamo proseguito il nostro viaggio in lancia a motore e dopo circa un’ora di navigazione siamo giunti al villaggio di Boca Timpia (l’estuario del Rio Timpia nell’Urubamba).
Proseguendo ancora più a valle si giunge nella zona dell’estuario del Rio Camisea, al centro di aspre polemiche a livello nazionale.
In questa zona infatti alcune imprese multinazionali hanno da tempo iniziato un processo di sfruttamento di ingenti giacimenti di gas, il quale viene poi trasportato direttamente a Lima con un gasdotto.  

 

La popolazione del dipartimento del Cusco ha protestato duramente contro la gestione di questo progetto, in quanto sostiene che il governo del Perú preferirebbe esportare il gas all’estero senza occuparsi di soddisfare prima la domanda interna.
Vi sono poi altri problemi collegati allo sfruttamento del gas: contaminazione ambientale, perdita di biodiversità e disordine sociale per gli indigeni della zona.
Durante gli anni passati infatti sono stati denunciati più volte disboscamenti sconsiderati e inquinamenti causati da sversamenti illegali di idrocarburi.
Gli indigeni della zona inoltre (Matsiguenkas e Nahua), stanno rapidamente abbandonando le loro tradizioni ancestrali per vivere presso il Rio Urubamba, e lavorare come braccianti ai margini delle imprese multinazionali.
Si spera che nell’immediato futuro il governo del Perú tenga in considerazione le implicazioni ambientali e sociali che questo mega-progetto di sfruttamento del gas sta causando, in modo da preservare in modo più efficace i diritti del popolo peruviano, l’ambiente e le tradizioni dei nativi.
Dopo l’estuario del Camisea nell’Urubamba il fiume si fa sempre più possente e largo. Ci troviamo già in selva bassa amazzonica (al di sotto dei 400 metri s.l.d.m.), dove l’ecosistema è quello della foresta pluviale tropicale.
Si devono percorre ancora circa 250 chilometri prima che l’Urubamba si unisca al Rio Tambo, presso la cittadina di Atalaya, da dove il corso d’acqua viene denominato ufficialmente Rio Ucayali.

YURI LEVERATTO
Copyright 2010

E’ possibile riprodurre questo articolo indicando chiaramente il nome dell’autore e linkando la fonte www.yurileveratto.com

Foto: Copyrights Yuri Leveratto 

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